CosmoDomains.com - Domains Directory & Portal    FFAhoo.com - Free For All online community    MakeFeelBetter.org     Casa editrice virtuale: YOURWWWRITERS ON THE NET       
 
 


pubblica...
LA COLPA     scritto da Carla Falconi








La stanza era bruttissima. La più brutta del reparto di ostetrica e ginecologia. 
Forse era giusto così. 
Perché sprecare le stanze con più luce e i mobili nuovi per chi sta in ospedale solo una mezza giornata.
Antonella era distesa su uno di questi letti di ferro. 
Non si era messa sotto le coperte, aveva un forte mal di pancia ma non aveva il 
coraggio di toccarsi il ventre. 
Teneva le braccia distese lungo il corpo poggiando le mani sul lato esterno delle cosce.
Poi lentamente la mano sinistra salì verso l?alto, si fermò sul fianco e poi, facendosi più leggera, quasi sollevata, passò sulla pancia sfiorando i fiorellini azzurri del suo vestito.
Aveva freddo ma non pensava a coprirsi. 
Era lì ed aspettava che arrivasse l?infermiera per portarla in sala parto.
Nel letto accanto al suo c?era un?altra ragazza, un po? più giovane di lei. 
Antonella la guardava per cercare di capire se anche in lei c?era la sua stessa sofferenza. 
Aveva gli occhi leggermente truccati e portava in testa degli occhiali da sole con le lenti scure e la montatura bianca. 
Era arrivata mezz?ora prima con un?amica. Una bella ragazza. Con una bocca ben disegnata, il naso all?in su, gli occhi grandi e lo sguardo dolce senza nessuna profondità.
La ragazza distesa sul letto parlava poco. Ad un certo punto disse che aveva fame. 
Poi chiese dove stava Michele.
- Sta fuori. Gli ho detto di fare un giro con Marco. Che ci sta a fare qui sotto? - rispose l?amica.
- Allora lo chiamiamo dal cellulare, quando ho fatto - aggiunse la ragazza distesa sul letto.
Erano venuti in quattro: lei, la sua amica, il suo fidanzato e quello della sua amica che poi era la sorella del fidanzato.
Antonella era sola. Si vergognava. Cose così non possono che restare dei segreti.

Nella camera operatoria c?era una luce giallastra, il chirurgo e gli infermieri la fecero stendere sul lettino. 
Guardava i loro volti dal basso verso l?alto, il soffitto della stanza sembrava schiacciarla e ad ogni minuto sembrava più basso. Il suo corpo le faceva paura. Lo sentiva diverso, freddo e pesante. Riusciva a vedere solo le  ginocchia, poggiate sulle aste di acciaio.

Quando si rialzò vide per terra macchie di sangue. Il suo corpo era aperto come un?ostrica scivolosa.

La accompagnarono di nuovo in quella stanza. Sopra il suo letto notò un crocefisso di plastica bianca che sembrava una macchia opaca sulla parete. Il suo corpo sanguinava. 
Il suo ventre sanguinava. 
Tutto era avvenuto in silenzio. Lei non aveva urlato in sala parto. Nessuno aveva pianto. 
Lui, all?inizio, aveva cercato di impedirglielo ma poi non si era fatto più sentire. 
Lei lo aveva chiamato, molte volte, ci aveva parlato. Ma era come se già non lo sentisse da molto tempo. Anche lui non c?era più. 

La strada più breve per tornare a casa era la statale 114 che passava per il fondo della valle. Le auto correvano ordinate. Lei era stanca. Guidava lentamente. Come si fa ai cortei funebri. Non aveva fretta di tornare a casa. 
Non si ha fretta quando non c?è niente da aspettare.
L?aria di maggio era dolce. Il vento scuoteva l?erba alta lungo i margini della strada che sembrava ancora marzo. 
Il mondo aveva una bella luce quel giorno e quell?aria dal colore azzurro sbiadito era  attraversata da una calda luce gialla che riusciva a placare la sua disperazione. 
Non piangeva. La sola cosa che riusciva a sentire era la vergogna. 
Eppure era convinta di aver fatto la cosa giusta.

Il concepimento era avvenuto probabilmente sul letto dei suoi genitori e questo le era parso un presagio di infelicità. Su quel letto era stata concepita lei, e lei non voleva riprodursi nell?infelicità. Credeva che come per una sorta di cupa magia anche quella creatura sarebbe stata infelice. Ma nessuno l?avrebbe capito.
Quella sera l?amore era stato grande. Lei aveva pianto e aveva ripetuto, prima piano, poi un po? più forte e poi ancora piano, amore amore amore. 
Ogni volta che lei smetteva di prendere la pillola, lui se la scopava con un?energia diversa. 
Era come se il suo sesso diventasse più grande, più prepotente.
La stanza era triste, arredata con mobili vecchi e il pavimento sporco. 
Non le piaceva quella stanza e così non la puliva quasi mai.
Glielo aveva detto tante volte che lì non avrebbe voluto concepire I suoi figli, ma lui diceva che erano sciocchezze ed era un periodo che la scopava ogni volta che si incontravano, qualunque fosse il suo umore.
All?inizio lei non voleva mai, ma dopo si sentiva sempre un po? meglio. L?orgasmo era una specie di farmaco antidepressivo, un rimedio naturale contro certi pensieri difficili.
Quella sera erano stati a mangiare la pizza. Lo ricordava bene, in un locale del centro, con le tovaglie a quadretti bianchi e blu. La proprietaria che aveva proprio l?aria della padrona, con quei capelli tinti rosso scuro ed il rossetto color ruggine sottolineato dalla matita marrone intorno alle labbra, non guardava nessuno, né i clienti né i camerieri con la camicia bianca e la fronte un po? sudata.
Sul bancone di marmo grigio del pizzaiolo c?erano diverse terrine di plastica trasparente e mentre mangiavano lo vedeva prendere quella con dentro il sugo o la mozzarella o i funghi.
Antonella aveva ordinato una pizza margherita  anche quella sera e per dessert la delizia di crema al limone.
Chissà come sono i bambini quando vengono concepiti una sera in cui la mamma ha mangiato per dessert la delizia di crema al limone.

Tornò a casa e le sembrava che non fosse successo nulla. Solo i rumori che provenivano dall?esterno le sembravano più netti e più precisi e risuonavano nel silenzio delle sue orecchie in maniera forte e disarmonica.
Pensava a lui, a quante volte gli aveva detto di non voler concepire bambini in quella stanza ma lui le aveva sempre risposto che erano sciocchezze.
Seguirono giorni di calma. Era il dolore che la rendeva calma. 
L?anima era immobile e distaccata mentre il corpo continuava a sanguinare. 
Per giorni il suo assorbente si macchiò di un sangue rosso scuro. Un colore così non lo aveva mai visto. Avrebbe voluto arrestare quel flusso, come quando si vuole fermare qualcuno che non smette di piangere. Il suo corpo le sembrava mostruoso. La sua pancia era vuota. 
Un dolore strano le era rimasto addosso. Ogni volta che sentiva qualcosa all?interno del suo ventre pensava che il fantasma del bambino le fosse rimasto dentro. Che si muovesse ancora dentro di lei, che sarebbe rimasto lì per sempre. 

Non c?era né colpa, né condanna per quello che aveva fatto ma non c?era neppure rimedio. 
Le rimanevano nel cervello i motivi per cui l?aveva fatto, tutto il resto era stata una sequenza di gesti neutri, una decisione logica e basta.
Era assurdo ma lei era placida e accettava l?assurdità di questo pensiero. 
Un processo senza reato, né colpa, senza giudici e difensori. Solo il suo corpo sul banco degli imputati.
Chi l?avrebbe giudicata colpevole non sarebbe stato poi così convinto che fosse colpevole veramente. E chi l?avrebbe giudicata innocente non sarebbe stato così convinto della sua innocenza.
Lei rimase a guardare nei suoi occhi per giorni e le sembrò di vedere l?immagine di una falce che dà la morte. Aveva ancora un?espressione fragile e innocente, come quella di chi fa del male perché è costretto. 
Aveva paura ma non sentiva nessuna fretta di dimenticare. Non voleva separarsi così presto dalla sua colpa ed era convinta che nessun Dio poteva perdonarla.

L?estate fu dolce. Antonella aveva addosso uno strano pudore e il suo corpo non riusciva più a muoversi con la grazia di un tempo. Il suo portamento era più discreto e maturo, le sue mani si muovevano meno nervosamente e le sue palpebre si erano fatte più pesanti. 
Aveva materializzato la sua colpa e la accettava.

Da due mesi lui si faceva sentire. Gli telefonò. Voleva vederlo. Stava per dimenticarlo per sempre. Per questo voleva vederlo.

Era già l?inizio dell?autunno. La città sembrava più dolce, i rumori meno forti. Stava di nuovo bene. A volte il dolore provoca una pace, un silenzio di resa. 
Aveva gli occhi sereni, attraversati come da un vento uguale a quello dell?inverno, dal colore scuro della terra in riposo. 
Il dolore si era trasformato nella cenere cupa di un fuoco spento da spargere lungo la sua strada, ma ogni volta che sentiva qualcosa all?interno del suo ventre, una fitta o un mal di pancia, pensava che il fantasma del bambino le fosse rimasto dentro. Che si muovesse ancora dentro di lei.

Al telefono lui e Antonella non si erano detti molte cose.
L?appuntamento era davanti ad una cartolibreria vicino alla fermata della autobus che Antonella prendeva per andare in centro. 
Quando arrivò era vestita nello stesso modo di quella sera, solo i jeans erano un po? più scuri perché erano nuovi ma lui non lo notò.
Andarono a cena nello stesso ristorante, con le tovaglie a quadretti bianchi e blu e la cassiera dai capelli tinti rosso scuro con l?aria della padrona. 
Il tavolo di quella sera era occupato e così si sedettero in quello affianco. 
Ordinarono due pizze. Il pizzaiolo le preparò usando gli ingredienti che stavano nelle terrine trasparenti. Mentre aspettava Antonella parlava con lui e si guardava intorno cercando cose, oggetti, particolari che potevano esserle sfuggiti, come se volesse accertarsi che tutto fosse proprio come quella sera: i gesti veloci e nervosi del pizzaiolo, i tacchi alti della padrona con il rossetto marrone ed il blocchetto delle ricevute in mano, il menù plastificato, un po?
unto, il legno delle pareti con i quadri di pittori mediocri e i disegni di Roma sparita. 
Ad un certo punto guardò verso il carrello dei dessert e controllò che ci fosse la delizia di crema al limone. Ce ne erano solo due fette, allora chiamò il cameriere e se ne fece mettere da parte una per dopo.

La crema al limone con i mirtilli surgelati era un sapore indispensabile per il suo incantesimo e lei stava ricreando tutte le condizioni per ripeterlo. 
 
 
 

maggio 1996
 


 

CosmoDomains.com - Domains Directory & Portal    FFAhoo.com - Free For All online community    MakeFeelBetter.org     Casa editrice virtuale: YOURWWWRITERS ON THE NET       
 
 






Site Meter