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Il Racconto del Mandala di Ghiaccio

scritto da Gian Luigi Ruggeri
per YourwwwriterS.com, (c) 2000, 2004 dell'autore - All rights reserved.

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Essere il governante di quel luogo era forse il dono piu' grande che essere umano potesse ricevere, perché cio' voleva dire essere custode di quella superba opera, ed essere la persona che piu' di qualunque altra vi era vicino e poteva godere della sua bellezza.
E tale immenso dono doveva essere ripagato governando con la piu' grande lungimiranza possibile.
Ma non risulatava compito difficile, visto che tutta la popolazione si rifaceva ai valori e agli insegnamenti ricavabili dal mandala della vita, della gioia  e dell'abbondanza.
E questo anche perché trasgressioni e alternative sarebbero semplicemente state meno appaganti e premianti, per ognuno di loro.

Tutto cio' accadeva in un'epoca lontana e duro' molto a lungo.
Un'epoca di gioia e abbondanza vista coi nostri occhi, ma che era arrivata a essere la normalita' per quella popolazione, dopo che generazioni si erano susseguite fino a perderne il conto.

Ma giunse il momento della fine anche per quell'epoca beata.
Avvenne quando la persona a cui era stato fatto il grande dono di custode del mandala della vita, della gioia e dell'abbondanza, e di governante, pretese di porsi al di sopra dello stesso dono ricevuto.
Egli cioe' inizio' a porre la sua personale figura su un piano di dominanza, e non piu' i valori che da sempre erano rispecchiati da chi ricopriva il suo incarico.

E' probabile che col tempo le nuove generazioni si fossero sempre un po' piu' distaccate dall'originale spirito che aveva tanto bene arrecato ai loro progenitori.
Ed è probabile che gli insegnamenti del mandala della vita, della gioia e dell'abbondanza fossero in parte divenuti d'uso normale, perdendo forse il collegamento diretto con quell'opera straordinaria.
Anche quel rigoglioso livello di benessere veniva considerato normale probabilmente.

Col trascorrere degli anni, generazione dopo generazione, si era stemperato l'incredibile rapporto esistente fra la popolazione del luogo e il piu' grande dono che loro, o chiunque altro, avesse mai ricevuto.
E non erano piu' tutti quelli che dedicavano anche solo un poco el loro tempo ad ammirarlo quel grande dono, e a svelare, interpretare, e fare propri i messaggi di splendore che recava.
Era sempre piu' solo un simbolo legato al passato, a tempi ormai remoti, quando quella societa', quella comunita', aveva iniziato a prosperare, dandosi delle regole, dei valori a cui riferirsi e far valere per svilupparsi.

E il disco appeso nella sala el governante e la sua incredibile bellezza?
Forse molti lo consideravano ormai semplicemente un'antica opera artistica di bellezza e preziosita' straordinaria, e nulla piu'.
Senza piu' riuscire a vedere, come ognuno dei loro antenati invece sapeva fare, cosa veramente vi era di prezioso in esso, e di incredibile.
E chi ancora indagava i suoi messaggi e studiava i particolari e gli infiniti dettagli che lo creavano faceva parte della categoria degli eruditi, che diventavano sempre meno numerosi.
E sempre piu' grande diventava quindi il distacco e la distanza fra quell'irripetibile dono e chi l'aveva ricevuto in consegna.

E' appunto in uno scenario simile che al ruolo di governante era salit auna persona che considerava questa mansione superiore a quella che originariamente era la principale, essere il custode del mandala della vita, della gioia e dell'abbondanza.
Certamente alcuni dei valori alla base dello sviluppo positivo dell avita di quella comunita' erano rimasti, e ancora guidavano le azioni della popolazione, ma parevano valori impoveriti, da sentimenti inariditi forse, dall'interruzione del legame continuo con la loro fonte ispiratrice originale.

Il governante non concedeva piu' cosi' di frequente il libero accesso alla sala in cui il mandala della vita, della gioia e dell'abbondanza si trovava, ed egli stesso non vi badava e non vi dava tanta attenzione, e non vi faceva riservare neppure le giuste cure, che per cosi' tanto tempo gli erano state attribuite, per mantenerne impareggiabile lo splendore.
Quando dei suoi pari di altri luoghi giungevano in visita, la magia del mandala della vita, della gioia e dell'abbondanza tornava a rifulgere pienamente, ma questo suscitava solo malanimo nel governante, che si sentiva cosi' sminuito, e sentiva che l'ammirazione e la riverenza dei potenti non era per lui, ma per quell'oggetto incredibile.

E decise che il tempo del mandala dell avita, della gioia e dell'abbondanza era finito; mosso dall'ira, dall'invidia e da sentimenti anche peggiori, che di certo non derivavano dagli insegnamenti mostrati da quel prezioso dono.
In un momento di follia lo colpi' con forza, fino a farlo cadere dalla parete  acui era appeso. E con un gran fragore il mandala della vita, della gioia e dell'abbondanza fini' in una miriade di frammenti.

E' inutile ora dilungarsi in vani dettagli, ma a quella folle azione segui' come ovvia conseguenza anche il declino del benessere di quella comunita', e il suo disfacimento, priva com'era ormai di qualunque riferimento.
E' inutile anche soffermarsi su quale fu la sorte di quello scellerato governante, troppo accecato dal suo ego.


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