BACIO RUBATO Agosto 1993
Passeggio di sera
solo
in città
nell'estate di Brera.
Lo sguardo accarezza la via:
vecchie, rumorose, biciclette;
bambini e palloni,
e un cane.
E una coppia di giovani amanti,
sulla panchina.
Si scambiano teneri baci.
Incrocio, per caso, lo sguardo di lei;
rubandole il bacio.
QUANDO LA CITTA' DORME 6/7/94
Piazza della scala
è vuota.
Calpesto la via Verdi
e poi via Brera;
ora è nella mia Milano
che cammino.
Taglio per le stradine
calme, quiete,
buie come nel passato
di notte.
Ciottoli sotto i miei piedi,
vecchi come la città.
Mi conducono
a chiese antiche
splendide
decadenti;
o ai piedi
d'un alto palazzo
tutto ferro
e specchi,
monumento
all'uomo del futuro.
Incontro un cane,
vecchio,
e gatti
che saltano affamati sui tetti
appena mi faccio vicino.
Poche
poche persone:
due dormono in angoli
dove solo i cani vanno
per pisciare;
altri,
ragazzi, un po' brilli,
regalano biglietti da centomila
alla banda di ex-jugoslavi
cercando sotto tre scatoline
una pallina,
che non c'è mai.
Soffia il vento
caldo anche di notte
in quest'estate sahariana.
Porta odori lontani
mischiati ai gas di scarico,
aroma di questa città
proiettata nel duemila
e nella morte
per asfissia.
Dorme la città
intorno a me.
Dorme con le finestre aperte.
Dorme con i viados
agli angoli,
e i baracchini con i panini.
Dorme con le discoteche piene
sudate
ma belle, con tante modelle.
Dorme con un ragazzo che piange
per la morte di un amico
per droga;
e ce n'è uno che scrive
quel che vede dalla finestra.
Dorme,
Milano dorme;
e non sente il pianto
dei figli dell'Africa lontana
due cantine più avanti.
E la farfalla bianca
che mi passa davanti
incurante
domani non volerà più
per le vie di Milano.
MILANO NOTTURNA 1993
Passeggiare di notte
è come esser perso
in un fosco deserto.
In un cielo costellato di cacche di cane
e di mozziconi,
piccoli astri che vanno spegnendosi.
SABBIA 15/11/1994
Come sabbia
o ancora più leggero
scivola
tra le mie mani
l'amore.
"Magia nera"
ha tuonato ieri
il cartomante di via Fiori Chiari
che chiama se stesso
il mago dei fiori.
Ma è solo un povero pazzo
tradito dalla vita.
O forse sono io
il più pazzo;
che ascolto lui
e cerco lei,
fantasma d'amore
più sottile della sabbia.
SOLO NEL SOLE DI PIAZZA DEL DUOMO Marzo 1994
Cammino nel sole della primavera.
Calpesto la piazza del Duomo,
pullulante,
in primavera,
di piccioni.
E persone.
Zigzago,
incurante,
tra piccioni e persone.
Incurante.
Procedo distratto dai miei pensieri.
Solo
nella massa sola.
Pensieri di primavera;
solo,
nel suo sole.
Continuo slegato
dalla realtà
della massa sola,
da solo.
Un lampo di oscurità
mi richiama alla realtà:
uno,
dieci,
cento,
mille e uno
piccioni
si levano in volo;
oscurano il sole.
Girano in cerchio,
continuo e chiuso,
altezza d'uomo.
Temo uno,
dieci,
cento,
mille e uno
piccioni in volo
ad altezza d'uomo.
Temo da solo
lontano dalla massa sola
nel sole
di piazza del Duomo.
Attimi
di sole oscurato
da nube d'ali;
e torna la calma.
Piccioni
e persone
ritornano a popolare
il suolo
di piazza del Duomo.
E sono solo
in mezzo a una massa sola.
Lascio il suolo
di piazza del Duomo.
Cammino di fianco
a vetrine enormi
e ricche.
Ancora nella massa,
tornato ai pensieri del sole,
di primavera.
Ancora un richiamo sonoro,
strozzato,
dolente,
due vetrine più avanti.
Sola
nella massa di persone sole
piange.
Giovane ragazza,
quasi bambina,
profuga di guerra;
piange.
Grida strozzate,
piange,
sola nascosta al sole.
Ragazza,
quasi bambina,
incinta
di un nuovo profugo di guerra,
solo
nel sole
nella massa di persone sole.
Guardo il pianto
di giovane profuga,
madre a momenti,
sola,
di un profugo bimbo,
solo
nel sole di piazza del Duomo.
Volgo lo sguardo
ai piccioni
che abbandonano il suolo
di piazza del Duomo.
Volano;
uno,
dieci,
cento,
mille e uno
piccioni
e girano in cerchio,
chiuso e continuo,
ad altezza d'uomo.
Nuvola d'ali
ad oscurare il sole.
E mi sembra un saluto
al nuovo profugo bimbo
solo
in piazza del Duomo.
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